mercoledì 12 novembre 2014

Parliamo di bici?

Dalla pagina web Ciclismo PST riportiamo un’articolo dedito al pianeta bici dei polacchi, dei francesi, dei britannici. Per capire da dove nasce l’arretratezza del nostro ciclismo a livello internazionale e per capire dove siamo rimasti (fonte; Cycling-Pro).
I FIGLI DELLA REGINA; Christian Prudhomme, patron del Tour non la mandò a dire; “Questa è la più grande partenza della nostra storia”. Di cosa parlava? Dell’inizio del Tour 2014 in terra inglese. Un’oceano di persone, circa 4 milioni da Leeds a Londra per le tappe tenute oltremanica (546 chilometri), figlie del più grande progetto relativo alla mobilità ciclistico-sportiva mai pensato, progettato, creato al mondo. Piste ciclabili e bike-sharing che vanno moltiplicandosi, grazie ad un programma di Stato (Cyclescheme) che conta mezzo milione di aderenti. Nel quotidiano lavoratori dipendenti che si mettono d’accordo con i datori di lavoro per spostarsi in bicicletta, e che ricevono uno sconto sulle tasse superiore al 40% del costo della bicicletta, con un’incentivo di circa 25 centesimi per ogni miglio percorso tra casa e lavoro. Incentivi per le aziende che installano tutto quel che serve al dipendente (dalle docce allo spazio bici in azienda). Sul piano sportivo, ogni giorno in Italia si registrano 5 nuove persone tesserate a livello globale, quindi senza distinzioni sull’Ente di appartenenza. Nel 2013, British Cycling ha tesserato più di 100 agonisti al giorno, prevalentemente giovani e donne. Nel mese di agosto l’evento londinese “Prudential Ride” aperto a tutti, dai ragazzini ai ciclisti professionisti, ha contato 65.000 partecipanti. I CUGINI D’OLTRALPE; Francia è Italia sono le due Nazioni che ciclisticamente hanno più tradizione. Nella situazione attuale la Francia ha tre World Tour e due ottime Professional. L’Italia nel 2015 avrà una sola formazione di 1^ fascia (Lampre), e proprio il processo Lampre non è ancora stato archiviato, anche se pare che la cosa vada avanti così lentamente, che forse le speranza dell’archiviazione per decorrenza dei termini (una ben nota ‘moda’ tutta italiana) possa trovare successo. In Francia i tesserati sono più di 12.500, a casa nostra ne possiamo annoverare molto meno della metà e sui nostri numeri si sta perdendo colpi. Tre milioni e mezzo all’anno è la spesa per l’attività legata al settore olimpico italiano. Fantastico, se non fosse per il fatto che a Londra ci siamo portati atleti professionisti, che sono spesati e formati dalle loro squadre. Quindi quei 3,5 milioni sanno solo in Federciclo dove/come vengono spesi e si sognano di farlo sapere. I francesi ai Mondiali si sono portati atleti di formazione federale. Di certo si sa che a Ponferrada la Federciclo nostra annoverava nella sua comitiva niente meno che il giornalista Bartoletti (lo si intravedeva ‘casualmente’ alle spalle del CT Cassani in alcune interviste televisive). Forse Bartoletti (ch’è giornalista in pensione) vanta esperienze in ambito ciclistico come meccanico, o dirigente, oppure massaggiatore, magari autista, perché no tecnico ciclistico, forse apprezzato cuoco, o qualcos’altro di cui saremmo lieti di sapere? Di Rocco ha liquidato la questione ‘battezzando’ Bartoletti come un portafortuna per la squadra, precisando che tanto “….paghiamo noi. Che problema c’è?”. La Francia si è portata appresso 20 persone (oltre agli atleti). Tutta questa gente si è trovata per i fatti suoi un posto dove mangiare, dormire e per spostarsi (vedi sotto la voce; logistica). La delegazione italiana poteva riempire quasi due pullman. È questa quindi la Grande Famiglia del ciclismo che Suor Alessandra non manca mai di ricordarci esistere? LA POLONIA? AVANTI DI ANNI!; negli anni ’80 noi italiani conoscevamo due polacchi; uno era vestito di bianco e abitava in Vaticano, un’altro giocava nella Juventus e poi nella Roma. La Polonia sportiva era roba di poco conto. Oggi la Polonia è avanti anni rispetto all’Italia e non solo. Mai sentito parlare di Licei dello Sport? In Polonia ci sono 15 licei specializzati per l’attività sportiva, 5 quelli per il ciclismo. Ci vanno studenti dai 16 ai 19 anni, le ore di lezione riempiono tutto il giorno fino al tardo pomeriggio. Dopo esserti fatto le tue ‘tot’ ore in classe (religione, storia, matematica, biologia, ecc…), sali sulla bicicletta e pedali quattro ore per quattro giorni a settimana, e quando non pedali ti fai delle lezioni dedite alla meccanica della bicicletta. Chi esce di lì ha le basi atte ad intraprendere la strada per diventare tecnico, osteopata, atleta stesso, fisioterapista. Gli istituti hanno una loro formazione ciclistica junior che – rappresentando l’istituto – partecipa a corse anche internazionali. I preparatori e i tecnici della scuola che seguono gli studenti sono persone diplomate. Un’altro mondo, un’altra testa, un’altro tutto. Noi abbiamo vecchi campioni del ciclismo che sono costruttori di biciclette, senza sapere nemmeno come si centra una ruota, altri ex dopati che una volta chiusa la carriera con patteggiamenti per questioni-doping, vanno davanti alla telecamera per dire come si vincono le corse, quando in tutta la vita non hanno mai aperto un libro sull’argomento, se non quello delle istruzioni per l’uso riguardanti il mini-frigorifero che usavano per tenere al freddo le fiale di EPO.

Nessun commento:

Posta un commento