sabato 19 agosto 2017

FIAB Feltre. Pronti a salire in sella!

Incontriamo Remo Boscarin che ci spiega in anteprima il nuovissimo progetto “Feltre in bici”. Progetto che si appresta a diventare FIAB Feltre.
Presidente Boscarin, partiamo dall’inizio. FIAB Feltre: un’idea che era riposta dentro un cassetto da tempo o cos’altro? Grazie ma per il presidente è ancora un po’ presto, prima deve venire l’assemblea costituente di Feltreinbici, poi l’elezione del direttivo che a sua volta eleggerà il presidente. È come lei ben sa queste sono cariche molto ambite e i pretendenti saranno giustamente numerosi… Preciso anche che le opinioni qui espresse sono solo le mie. La linea di Feltreinbici sarà frutto di una elaborazione collegiale da impostare una volta costituita. Ho abitato a Firenze dal 2002 all’estate del 2016 ed è in quella città che ho conosciuto FIAB, presente lì da una vita con Firenzeinbici, ora Firenze Ciclabile, un’associazione con le idee ben chiare in fatto di mobilità sostenibile, di ciclabilità urbana, di sicurezza stradale. Tornato a Feltre l’anno scorso ho subito pensato che quell’esperienza non dovesse andar persa con il trasloco. C’è stato qualche contrattempo, poi quest’anno ho conosciuto altri feltrini amici della bicicletta – lei stesso, pur se presidente di PST ci ha dato una mano – e così l’idea ha cominciato a prender forma. Anche se siete già attivi, tanto che avete già organizzato una bella pedalata cicloturistica il 23 luglio scorso, questa esperienza dovrebbe partire ufficialmente dall’autunno di quest’anno. Che FIAB Feltre vorreste nei vostri intenti? Guarderete a qualcosa in particolare? Sì in ottobre terremo l’assemblea costituente, in concomitanza con il lancio del tesseramento 2018 di FIAB a livello nazionale. Mi permetta di citare subito l’incipit dello statuto: “La FIAB è un'organizzazione ambientalista PUNTO”. Lo Statuto riporta come finalità principale la diffusione della bicicletta quale mezzo di trasporto ecologico, in un quadro di riqualificazione dell'ambiente  urbano ed extra urbano. E questa sarà la nostra mission. Dove per riqualificazione dell’ambiente si intende la creazione di quei presupposti che permettano alle cittadine e ai cittadini giovani e no di usare la bicicletta per andare a scuola, al lavoro, a fare la spesa, a fare una giratina, in sicurezza. Non siamo contro l’uso privato dell’auto, vogliamo semplicemente essere alternativi all’auto. Usare “la macchina” non è sempre una necessità, spesso è un’abitudine, direi quasi un automatismo. Vogliamo che alla mobilità in bici sia riservata la stessa attenzione dedicata ai mezzi a motore. La bici non inquina, non fa rumore, per essere parcheggiata necessita di pochissimo suolo pubblico, non va a benzina, e pedalare fa bene alla salute. E poi le città, e le strade, sono più belle piene di biciclette che non di automobili.
Il rapporto tra Feltre e la bicicletta, o forse meglio dire tra i feltrini e la bicicletta. Si è fatto una qualche impressione al riguardo? Lei parla, giustamente a mio parere, di rapporto tra feltrini e bicicletta, non parla di ciclisti. Termine sicuramente inclusivo ma che comprende più di una categoria: da quelli con la bici da strada a quelli che si muovono quasi esclusivamente nel perimetro cittadino, a quelli che con la mtb si allontanano dalla città per pedalare verso i boschi e i colli. Qui nel feltrino mi sembra molto sentito l’aspetto ciclo-agonistico o comunque l’uso sportivo della bicicletta. Ma vedo anche parecchi ciclisti urbani. C’è anche la Pedala Feltre, una volta all’anno. Il suo successo è indicativo di come un gran numero di persone, non certo animate da ambizioni di classifica, apprezzi iniziative di questo genere. Certo alla Pedala Feltre si pedala lungo un tragitto protetto, i partecipanti si sentono sicuri, lo stesso non si può dire del pedalare negli altri giorni, e il fattore sicurezza è fondamentale per invogliare le persone ad usare la bicicletta. Feltreinbici vuole coniugare la possibilità di partecipare con una certa frequenza a pedalate che considerino sia l’aspetto escursionistico che quello culturale – anche di riscoperta di luoghi a noi vicini da una prospettiva che non sia quella di un finestrino – con l’impegno ad essere propositiva, collaborativa nei confronti dell’amministrazione e critica se del caso. Personalmente apprezzo la chiusura del centro citadino alle auto. Ma per essere un comune ciclabile Feltre necessita di molto di più, come pure serve che i progetti, qualora ci siano, siano realizzati in tempi non biblici. Quello che talvolta rappresenta una difficoltà per una qualunque associazione, è trovare persone disposte a mettersi a disposizione per le attività che si vogliono intraprendere. Avete faticato in tal senso? Beh, siamo diventati un discreto gruppetto in poco tempo e animati tutti da entusiasmo e determinati. Credo che Feltreinbici possa costituire una novità, per la sua mission, nel settore dell’associazionismo cittadino. La nostra capacità di radicarci nella realtà cittadina dipende – dipenderà – solo da noi di Feltreinbici: se sapremo andare incontro alle esigenze di chi usa o vorrebbe usare la bicicletta con regolarità, nella vita di tutti i giorni, i risultati e le adesioni non mancheranno.
Avete già avuto dei contatti diretti con il pubblico, grazie a due appuntamenti in centro a Feltre. Un bilancio di questi due momenti d’incontro? Sì, siamo stati presenti in Largo Castaldi con un gazebo, grazie anche alla collaborazione di PST Feltre, in due giornate di forte movimento per via del mercato del martedì e del venerdì. Il bilancio è positivo, sicuramente. Parecchi, anche se non moltissimi, si sono avvicinati, hanno chiesto informazioni, hanno lasciato un recapito. Certo molti hanno solo dimostrato indifferenza, sbirciato, guardato con la coda dell’occhio le locandine, ma abbiamo suscitato curiosità, e sicuramente quelle persone ne avranno parlato poi con parenti e conoscenti perché le novità suscitano comunque interesse. L’importante è che le informazioni girino, che le persone ne parlino, il passa parola è altrettanto utile delle locandine e del gazebo. In Provincia è già presente la FIAB di Belluno. Possiamo permetterci d’ipotizzare un qualche impegno condiviso con loro. Avete già una qualche idea al riguardo? Con FIAB Belluno siamo in stretto contatto. Bortolo, il presidente, ci dà tutto il suo appoggio. Le iniziative in comune non mancheranno, a cominciare dalla sempre incompiuta, forse sarebbe meglio dire inesistente, Feltre-Belluno-Feltre (o Belluno-Feltre-Belluno). Con Feltreinbici si amplierà poi la rete FIAB con le città delle province confinanti: Trento-Belluno-Feltre-Conegliano-Bassano. In ogni caso una volta costituita l’associazione uno dei primissimi impegni sarà un incontro con Fiab Belluno per concordare strategie comuni. Ma sarà una delle nostre priorità anche contattare altre associazioni feltrine che come noi hanno a cuore l’ambiente.
Usciamo dall’ormai prossima FIAB Feltre, ma non più di tanto. Chi è Remo Boscarin? Sono un diversamente giovane che tra pochi mesi compirà 70 anni. Sono nato a Feltre. Terminate le scuole professionali, era il ’65, sono emigrato in Germania con una dozzina di compagni di scuola. Sì, come centinaia di migliaia di altri italiani sono stato anch’io un migrante. E non erano tempi semplici nemmeno allora. Ho poi vissuto e lavorato in Svizzera, a San Gallo e a Balerna, a Milano, a Firenze. Poi, con il compiersi della parabola, sono tornato a baita. La sua passione per la bicicletta, e tutto quel che ci gira intorno, è nata in qualche occasione particolare o c’è sempre stata? Credo che la mia passione per la bicicletta sia nata dopo che la famiglia si trasferì in una delle case popolari al Boscariz. Nella casa di fronte abitava Pierluigi, di qualche anno più vecchio, fortunato possessore di una bici da corsa dal colore azzurrino (questo importante particolare lo ricordo molto bene). Ero innamorato di quella bicicletta e lui, che era un amico molto generoso, me la prestava spesso e io ci facevo dei giretti lì attorno. A quei tempi, sarà stato il ’62, praticamente nessuno aveva niente. E poter salire su una bici da corsa quasi come se fosse stata tua non era cosa da poco. Mi piace ancora adesso pensare che con quel colore non potesse che essere stata una mitica Bianchi. Sì credo proprio che la mia passione per la bicicletta sia nata allora. Molti anni dopo ho incrociato FIAB e ho capito che la bici non è solo pedalare nel nulla… è cosapevolezza, rispetto per l’ambiente, impegno per migliorare i posti dove viviamo. Ha dei ricordi della sua prima bicicletta? Colore, marca, o memorie particolari legati ad essa? La mia prima bicicletta la ricordo molto bene, era rossa e con le rotelline. Una mattina mi alzai e nel cortile fuori casa non c’era più. Qualcuno l’aveva rubata. L’avevano presa due ubriachi (questo naturalmente si ricostruì in seguito) passati davanti a casa, ma fu poi ritrovata abbandonata in quella che allora era quasi periferia estrema, pensi un po’, più o meno dove oggi c’è la Farmacia all’Ospedale…
Torniamo in sella. In questi ultimi anni le biciclette a pedalata assistita stanno vivendo una velocissima diffusione. Cosa le sembra di questo successo, che sta cambiando la visione del muoversi pedalando? Concordo con Francesco Moser che intervistato da BC (la rivista della FIAB) disse che per strada è sempre meglio ci sia una bici elettrica che un’auto. Comunque anche con una e-bike bisogna pedalare, a meno che non si tratti di un motorino cammuffato, perché come tutti ben sappiamo questo è il paese dove “fatta la legge trovato l’inganno”… Penso che l’e-bike dia la possibilità di fare giri anche impegnativi a chi – vuoi perché non più tanto in salute, vuoi per l’età, vuoi perché comunque questo tipo di bici dà sicuramente maggior sicurezza in strada, o perché pedalare può significare anche fatica – altrimenti si muoverebbe con altri mezzi (auto, moto, motorini) o non si muoverebbe affatto. Personalmente sono ancora abbastanza in forze da permettermi una bici a propulsione umana. Comunque ben vengano le città invase dalle e-bike! Ogni bici in più è un’auto in meno! E l’ambiente un po’ ringrazia. Vorrei chiederle la sua impressione sul rapporto di Legambiente, riguardante l’economia della bicicletta in Italia e della ciclabilità urbana. Il rapporto di Legambiente affronta molti aspetti legati all’uso dela bicicletta: da quello della ricaduta economica a quello della ferquenza d’uso della bici da parte dei cittadini nella vita di tutti i giorni, alle ricadute sulla salute, alle statistiche sugli incidenti stradali, incidenti riguardanti tutti gli utenti della strada, all’impegno delle amministrazioni. È utilissimo per avere un quadro ampio di quello che è lo stato delle cose in Italia in relazione alla bicicletta. Il dato che più mi ha colpito è la bassa percentuale di italiani che fanno uso regolare della bicicletta per muoversi. Pensi un po’: a Roma lo 0,5% della popolazione usa quotidianamente la bicicletta. Mi viene da dire che senza l’auto, e non solo i romani, noi non si va nemmeno al cesso. Personalmente l’aspetto economico è quello che mi interessa meno, mi fa certo piacere se si vendono più biciclette, se la bicicletta dà lavoro ecc ecc. Mi interessa molto di più l’aspetto legato all’ambiente, alla salute, alla sicurezza stradale. Guardo con grande interesse al coraggio e alla lungimiranza di amministrazioni come Bolzano o Pesaro (vedi appunto il rapporto di Legambiente), e qui non siamo all’estremo nord dell’Europa, disposte a rivoluzionare l’asseto urbanistico delle loro città a favore non tanto della bicicletta, quanto della mobilità sostenibile, quindi di pedoni, ciclisti, mezzi pubblici. Mettendo in conto l’opposizione a prescindere, e quindi il mancato appoggio in termini di voti, di quelle categorie che pensano che i loro affari siano in calo perché si è chiuso il centro cittadino alle auto. Siamo il paese europeo a maggior densità automobilistica e questo – anche a seguito di scelte di sviluppo che fin dal lontano passato hanno condizionato i comportamenti dei cittadini – determina quelli attuali. Abbiamo poi la pubblicità. Mi posso sbagliare, la mia non è certo un’osservazione scientifica, ma credo di poter affermare che le case automobilistiche sono, tra i vari inserzionisti, quelli maggiormente presenti in tv. E spesso, molto spesso, con pubblicità diseducative. Senza che nessuno, leggi ministero della pubblica istruzione, della cultura, dell’ambiente, abbia niente da ridire. La strada può sembrare in salita. Ma a noi ciclisti le salite ci fanno un baffo. Dopo ogni salita c’è sempre la discesa… verso città migliori!Chiudiamo tornando a FIAB Feltre. Quali sono i contatti web a cui il pubblico potrà rivolgersi per curiosare, seguire, partecipare alle vostre attività. Facebook.com/fiabfeltreinbici, www.fiabfeltreinbici.it e info@fiabfeltreinbici. Chi è interessato ci contatti saremo ben lieti di informare come pure di ascoltare pareri e/o proposte.

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